Operazione Star Gate

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Che tra gli anni Settanta e Novanta dello scorso secolo il governo statunitense abbia finanziato, tramite la Cia, ricerche tese a verificare se i “sensitivi” fossero in grado di catturare i segreti militari del campo avversario, Unione Sovietica in testa, era noto da almeno una quindicina di anni. Che a guidare gran parte di quelle ricerche sia stato, dal “quartier generale” dello Stanford Research Institute, Edwin May, già specialista in fisica nucleare, era di dominio pubblico da quando lo stesso May ha rivelato il suo ruolo nella faccenda, vantando buoni risultati specialmente nei test di remote viewing, o visione a distanza. Ma quale sia stato davvero l’esito globale di un simile sforzo, e quali vantaggi ne abbia tratto la gestione della “guerra fredda” da parte americana, sono questioni mai chiarite fino in fondo e rimaste sepolte sotto una rumorosa massa di dati frammentari o contrastanti.

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Un dettagliato servizio giornalistico uscito poche settimane fa su Newsweek ha ripercorso le principali tappe della vicenda, svelando qualche retroscena – compresi i contrasti mai sopiti tra politici, esponenti dei governi degli Stati Uniti e responsabili della Cia – e fornendo qualche cifra. Il punto di partenza dell’articolo è l’ampio dossier diffuso nel novembre del 1995 dall’Agenzia americana sugli studi di remote viewing nascosti sotto il nome in codice di Star Gate, nel quale si ammetteva che «i risultati positivi delle prove sperimentali erano più frequenti di quelli che si sarebbero dovuti verificare secondo le attese casuali», ma si specificava poi che quel tipo di percezione extrasensoriale era «troppo vago e ambiguo» per poter essere una risorsa utile per finalità di intelligence. A parere di May, invece, i successi erano stati oltre che numerosissimi anche inconfutabili, e talvolta perfino misconosciuti perché i militari semplicemente ignoravano ciò che i sensitivi individuavano (come era accaduto ad esempio nel caso di un doppio scafo trasportato da un sommergibile, intravisto da un sensitivo ma giudicato un errore finché non fu fotografato con sistemi ordinari).

Il costo complessivo dell’operazione Star Gate è stato di 20 milioni di dollari, corrispondenti a circa 45 miliardi di lire italiane dell’epoca, per buona parte spesi nell’elaborare tecniche di “allenamento” dei sensitivi e nell’eseguire alcune decine di test. Tecniche dimostratesi poco efficaci (anche se qualcuno le sta ancora praticando, negli Stati Uniti) e test decisamente troppo poco numerosi. Quando, ormai alle spalle le peggiori tensioni con l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno voluto tirare le somme di un tale impegno economico e umano, il verdetto è stato netto. «Non conosco un solo caso comprovato in cui questo tipo di attività» cioè il remote viewing «abbia contribuito in maniera significativa a prendere una decisione operativa, o abbia fornito notizie rilevanti ai responsabili che dovevano prendere delle decisioni» ha detto il direttore della Cia all’epoca, Robert Gates. Per chi sia interessato alla questione, il dossier di Newsweek è un riferimento informativo indispensabile.

Edwin May

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