Correlazioni

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Verso la fine del 2015 su una strana rivista scientifica sono stati pubblicati alcuni articoli dovuti alla penna e all’opera di un gruppo di ricercatori capitanati dal neuropsichiatra canadese Michael Persinger, una conoscenza di lunga data che ha al suo attivo numerose indagini e risultati importanti in vari campi della ricerca parapsicologica. Definisco “strana” quella rivista scientifica perché se vi capiterà di scorrerne gli indici noterete che accetta scritti, anche molto soggettivi (note autobiografiche, poesie, visioni oniriche), su questioni decisamente eccentriche alla scienza, come ad esempio: i rapporti tra le forme che è possibile identificare nel mondo materiale e ciò che è privo di forma (per esempio il pensiero); l’interrogativo se ciò che non esiste può avere una qualche consapevolezza di sé; la sofferenza, intesa quale «perfetta espressione dell’Essere che è in conflitto con se stesso», e altre fondamentali questioni dello stesso genere.

1-Correlazione-tra-due-persone-a-6000-km

Correlazione tra persone a 6000 km di distanza

Anche gli articoli di Persinger e colleghi sono piuttosto singolari. Si tratta di 4 lavori (5 articoli, perché uno dei resoconti è stato spaccato in due parti), tutti focalizzati sull’identificazione di “eccessi di correlazione tra soggetti distanti”, dove i “soggetti” sono stati sia persone che computer generatori di numeri casuali. Per dirla in maniera molto sintetica, gli studi sono consistiti nel sottoporre a un particolare campo magnetico variabile (indotto con un anello contenente 16 bobine) i due componenti di una coppia di “soggetti” e nel controllare se, durante una sessione sperimentale, ai cambiamenti riscontrati in uno dei componenti si correlassero cambiamenti nell’altro. Il campo magnetico artificiale serviva ad attenuare quello naturale.

2-Correlazione-tra-macchine-a-10-metri

Correlazione tra Reg a 10 metri di distanza

Ebbene, quando al test hanno partecipato delle persone, uno dei due membri della coppia è stato esposto anche ad altri stimoli (rumori, luci, etc.) che alteravano il suo elettroencefalogramma (eeg). Nel tracciato eeg della seconda persona, che si trovava a 6000 km di distanza, si registravano allora variazioni analoghe: e questo è successo con tutte e cinque le coppie incluse nello studio. In riferimento al quale sarebbe stata poi calcolata anche la velocità alla quale si sposterebbe il presunto “fattore di correlazione” tra i cervelli: 1023 metri al secondo. Quando poi è stato creato un campo magnetico artificiale attorno a due generatori di numeri casuali (Reg) posti a 10 metri di distanza, si è visto che dopo 4 minuti i numeri in uno di essi diventavano meno casuali in una certa “direzione”, e altrettanto accadeva nell’altro computer ma in “direzione” inversa (per es. essendo i numeri sequenze di 0 e di 1, come la frequenza degli 1 aumentava nel primo Reg diminuiva nell’altro; e viceversa).

A detta degli autori dei lavori, tutto questo dimostrerebbe l’esistenza del cosiddetto entanglement, cioè di una correlazione intima che prescinde il parametro dello spazio, tra i due componenti di una coppia. E facendo parecchi salti logici, alcuni parapsicologi ritengono che ciò corrisponda a un livello fondamentale del fenomeno tradizionalmente chiamato telepatia o percezione extrasensoriale.

A detta del sottoscritto, invece, tutto questo non dimostra proprio niente, anzi semmai il contrario. Perché i lavori di Persinger e colleghi: (1) sono carenti di “controllo”, cioè non hanno realizzato una situazione simile a quella sperimentale e priva di “stimoli”, per vedere “che cosa succede senza…”. Teoricamente è possibile che le alterazioni osservate siano dipese da un errato funzionamento degli strumenti, dal modificarsi delle condizioni al passare del tempo, da infra o ultrasuoni, da altri fattori esterni non messi sotto controllo e così via; (2) si basano su presupposti decisamente infondati. Se bastasse ridurre l’intensità del campo magnetico naturale per consentire a due cervelli qualunque di entrare in contatto, allora ogni volta che il campo magnetico terrestre si riduce spontaneamente dovremmo ritrovarci, a milioni o a miliardi di esseri umani, in uno stato di comunicazione mentale totale e indistinta, cioè rivolta a tutti. Sappiamo bene che questo non succede e non è successo mai; (3) gli esperimenti con gli esseri umani avrebbero evidenziato effetti simili in cervelli differenti; quelli con i computer si sono conclusi con la dimostrazione di effetti opposti. È decisamente ingiustificato metterli assieme, o utilizzare i secondi per avvalorare e spiegare i primi; (4) il fenomeno dell’entanglement è tipico della fisica quantistica ed è valido al di fuori degli schemi causa-effetto della fisica tradizionale. Nelle prove con le persone, però, verrebbe suscitato proprio secondo uno schema causa-effetto (si dà uno stimolo al “trasmittente” e si verifica una reazione nel “ricevente”). Qualcosa non va, in una simile applicazione delle basi teoriche.

In definitiva: ottima l’idea di tentare esperimenti ai confini delle situazioni note, ma del tutto inutile farlo con procedure così imperfette, e soprattutto mettersi a teorizzare su questioni ancora poco chiare, preliminari e senz’altro confuse.

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2 commenti su “Correlazioni

  1. bruno severi ha detto:

    Caro Massimo, vorrei fare un mio rilievo alla tua critica n. 4 riguardo l’esperimento di Persinger. Quando, parlando dell’entanglement, tu dici: “Nelle prove con le persone, però, verrebbe suscitato proprio secondo uno schema causa-effetto (si dà uno stimolo al “trasmittente” e si verifica una reazione nel “ricevente”, per me sbagli nel definire le componenti del principio di causa-effetto. Si dà uno stimolo al trasmittente e, per il sopracitato principio, si ottiene il corrispondente e conseguente effetto con la variazione del suo tracciato EEG. La violazione al principio di causalità avverrebbe invece a carico del ricevente che ottiene una contemporanea variazione EEG senza una causa fisica o psicologica nota. Data la complessità dell’argomento, non vorrei avere frainteso il tuo pensiero.

    Ciao

    Bruno

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    • Psi Report ha detto:

      Se si sostiene che la variazione nel tracciato elettroencefalografico del “ricevente” è correlata allo stimolo dato al “trasmittente”, si sta dentro un’impostazione fisica classica, perché in pratica si sta dicendo che: considero il sistema con due componenti del tutto “unitario”, così che quando applico uno stimolo in un punto del sistema, ottengo una reazione in un punto differente dello stesso sistema. Chi sperimenta in questo modo, infatti, non fa prove a caso né ottiene risultati a caso: Persinger e coll. dicono che in tutte le coppie di persone sono state registrate quelle variazioni eeg; che sempre, dopo 4 minuti dall’accensione delle loro bobine i computer smettevano di generare numeri casuali perfetti, e così via. Se magari avessero detto che riscontrano le correlazioni “ogni tanto”, o “a caso lungo un certo periodo di osservazione”, sarebbero stati più credibili nella giustificazione teorica che cercano di dare ai loro risultati (tra l’altro, c’è quella faccenda della velocità della correlazione, che è totalmente incompatibile con il concetto di entanglement). Personalmente, credo che quei risultati siano stati ottenuti per fattori non sufficientemente studiati, come per es. un effetto dei cambiamenti psicologici e fisiologici che si producono al passare del tempo nelle persone che sono impegnate nelle prove.

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