Chi era William Mackenzie, parapsicologo. II

Questa è la seconda parte del profilo biografico del più longevo parapsicologo italiano del Novecento.

1-Laboratorio-di-biologia-marina-a-Quarto-dei-MillePrimo dei quattro figli di Evan Mackenzie e di Marghareta Tenison (figlia di un lord irlandese e una donna fiorentina), William nacque a Genova nel 1877 e dopo essersi laureato nel 1900 all’Università di Torino in biologia e filosofia, dimostrò un forte interesse per la psicologia e la zoologia, tanto da entrare in rapporto con studiosi dell’università di Genova. Nel 1911 contribuì a creare un Laboratorio di Biologia Marina privato (di cui fu anche amministratore) a Quarto dei Mille e nel 1913 fu tra i fondatori di Bios, Rivista di Biologia Sperimentale e Generale. Per lo più con editori di rilevanza nazionale pubblicò articoli e libri a tema filosofico o naturalistico, tra i quali: Alle fonti della vita, nel 1912, e Significato bio-filosofico della guerra, nel 1915.

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Professionalmente, entrò a lavorare in una delle compagnie assicurative di famiglia dove, coadiuvando il padre nel lavoro, sarebbe rimasto fino al 1935, con la sola pausa della prima guerra mondiale che lo vide impegnato a favore dell’esercito italiano. Agli inizi del Novecento si sposò e il matrimonio sarebbe stato felice, ma non è noto se la coppia ebbe mai dei figli. Fattosi notare per professionalità e dirittura morale, negli anni Dieci avrebbe ricevuto da altre Società di assicurazione incarichi per funzioni di controllo e gestione da svolgere a livello internazionale.

Alla vigilia della seconda guerra mondiale, nella foga dell’esaltazione nazionalistica il fascismo avrebbe requisito quasi tutti i beni della famiglia Mackenzie, di origini e cittadinanza inglesi, lasciando in relative ristrettezze economiche William e la sorella che viveva in Italia (un’altra, medico, si era trasferita in Inghilterra; il fratello minore era morto nel corso della prima guerra mondiale). Nel 1939 Mackenzie avrebbe ricevuto un incarico per insegnare filosofia a Ginevra, e avrebbe continuato così fino al 1945, e probabilmente questo gli permise di superare in condizioni non troppo ardue il periodo della guerra.

Successivamente, tornato in Italia, avrebbe passato un periodo di stenti, durante il quale viveva di ciò che gli procurava un incarico di consulente per la letteratura straniera per le edizioni Sansoni di Firenze. Dopo la morte della moglie si sarebbe ritirato in un pensionato di Bagno a Ripoli, presso Firenze, dove sarebbe morto nel 1972, affrontando con grande dignità l’ultimo periodo, che doveva essere di povertà pressoché assoluta. Quest’ultima notazione mi è stata data da alcuni che l’avevano conosciuto ed erano andati a trovarlo a Firenze negli ultimi anni: Piero e Brunilde Cassoli, Emilio Servadio, Leo Talamonti.

Qui sotto ci sono le uniche fotografie di William Mackenzie che sono riuscito a rintracciare, chiaramente riferite ai suoi ultimi anni di vita. Sarebbe interessante trovarne altre: per caso qualcuno ne possiede?

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