Chi è stata Luisa Avalle Godicini

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Un articolo pubblicato in questi giorni su un giornale di Cuneo ha riportato all’attenzione dei lettori la figura di Luisa Avalle Godicini, che ha avuto il suo momento di maggiore notorietà esattamente 60 anni fa, quando in un Congresso di parapsicologia svolto a Roma nel maggio del 1956 Piero Cassoli ed Enrico Marabini riferirono di alcuni esperimenti di psicometria condotti con la sua collaborazione. Oltre alla psicometria, cioè l’apparente abilità di identificare “momenti”, “persone” e “vicende” del passato di specifici oggetti presi in esame, la donna esercitava la sua arte di “sensitiva” usando il pendolo o “leggendo” le linee della mano, ma i due medici incentrarono la loro relazione solo sul primo tipo di fenomeno, che rappresentava d’altronde il tema portante del Congresso.

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Un articolo di Giuseppe Grazzini su una rivista spagnola del 1977 parla di Luisa Avalle

A parte riportare alcuni test apparentemente riusciti, l’intervento di Cassoli e Marabini puntava a evidenziare le difficoltà che si incontravano negli studi di quel settore e proponeva una linea metodologica da seguire per giungere a risultati pregnanti. Con l’occhio di oggi si può tranquillamente affermare che l’impostazione suggerita era completamente sbagliata; così come inaccettabile è la totale mancanza di riservatezza dimostrata nei riguardi della donna, della quale si riferiva tra l’altro un’anamnesi medica corredata di inutili dettagli intimi. Relativizzando tuttavia la relazione all’epoca in cui fu redatta, non si può non riconoscerle di essere un contributo scientifico di indubbio “peso”.

 

La bolognese Maria Avalle, nata nel 1903, aveva sposato e assunto il cognome di Raimondo Godicini, che sarebbe morto nel 1971 a Saint Vincent, dove lavorava in qualità di segretario della gestione di un grande albergo.

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L’albergo ove lavorava Raimondo Godicini

Aveva avuto – raccontava – le sue prime esperienze anomale da ragazza; ma fu solo nei primi anni Quaranta che entrò in contatto con cultori di ricerca psichica della sua città (componenti del Centro Emiliano di Metapsichica), che procedettero a qualche esperienza metodica sulle sue asserite doti di sensitiva. Divenne amica della famiglia di uno di essi, il chimico Luciano Carpi, il quale l’avrebbe poi presentata a Cassoli e a Marabini all’epoca in cui tutti loro fondarono il Centro Studi Parapsicologici di Bologna.

 

Apparentemente più “portata” per la psicometria che per altri generi di veggenza, Luisa Godicini si sottopose nel 1952 e nel 1955 a una trentina di sessioni sperimentali psicometriche. Successivamente la collaborazione si interruppe, in quanto sembrava che i test procurassero un notevole affaticamento e qualche disturbo di salute alla donna, che rimase però in buoni rapporti con quanti l’avevano studiata, i quali tornarono a fare esperimenti con lei nei primi anni Settanta. Qualche tempo dopo la morte del marito, Luisa Godicini si ritirò a Rosignano, paesetto d’origine di suo padre nei pressi di Casale Monferrato, dove pare continuasse a leggere i tarocchi, fare oroscopi e veggenze con il pendolino, raramente tentare qualche guarigione con l’imposizione delle mani: ma sempre a titolo gratuito e solo per persone conosciute o amici di amici. In un articolo su di lei pubblicato nel 1979 ribadiva di essere molto religiosa e che considerava le sue doti un “dono di Dio”, per cui cercava di mantenersi umile e non inorgoglirsi quando gli eventi davano ragione alle sue veggenze.

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La foto di Luisa Godicini inserita nell’enciclopedia dell’occulto di Ugo Dèttore

Nell’articolo cui ho accennato all’inizio di questa nota, una nipote di Luisa Godicini rivela alcune note personali su di lei, sottolineandone le qualità umane e la generosità nell’aiutare gli altri nel modo in cui sapeva farlo, cioè lasciandoli parlare delle proprie difficoltà e offrendo loro il sussidio delle sue veggenze.

 

«Zia Isa era una signora sulla sessantina piuttosto robusta, un volto rassicurante, due occhi verdi magnetici» ha scritto Fiorella Avalle Nemolis. «Non era bella, ma molto, molto affascinante. Attirava a sé come una calamita, sopratutto chi ignorava le sue facoltà. Vestiva in modo elegante e indossava fantastiche collane in pietre dure semi preziose, bracciali e anelli vistosi. Mani affusolate, curate, e unghie laccate di rosso. L’aspetto della tipica cartomante, sensitiva, che si vede in televisione. Ma lei era diversa. Autentica. Modesta e generosa di sé. Molto disponibile con chi avesse bisogno di essere incoraggiato, rassicurato, o consolato.»

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