Un antico “prodigio”

Lurancy-1POST DI ROBERTO DE ANGELIS

La collana di parapsicologia di Golem Libri, che si propone come una vera e propria biblioteca essenziale di classici della ricerca psichica e dello spiritismo, offre un nuovo titolo che non mancherà di affascinare chiunque si interessi di medianità e di vita dopo la morte: Il Prodigio di Watseka. Una storia vittoriana di possessione e reincarnazione, di E. Winchester Stevens (pp. 120, € 12,00). Si tratta del dettagliato resoconto, stilato nel 1878 da un medico e spiritista americano testimone diretto della vicenda, di un celebre caso di “possessione spiritica” avvenuto in Illinois, negli Stati Uniti, nella seconda metà dell’Ottocento. La storia ha come protagonista Lurancy Vennum (1864-1952), una ragazza di quattordici anni scopertasi medium in seguito a una serie di disturbi psichici e fisici a cui nessuno riusciva a dare una spiegazione, ed ebbe una vastissima eco negli ambienti intellettuali e religiosi dell’epoca, tanto da coinvolgere nel dibattito circa il suo significato studiosi del calibro di William James, Frederic Myers e Richard Hodgson.

Lurancy-CopertinaL’aspetto che più di tutti suscitò scalpore fu il fatto che per oltre tre mesi Lurancy parve subire una sostituzione radicale di personalità, assumendo quasi ininterrottamente i tratti caratteriali e i comportamenti di Mary Roff, una ragazza del luogo morta quindici anni prima e con cui la famiglia di Lurancy non aveva avuto alcun contatto diretto, essendosi trasferita a Watseka soltanto diversi anni dopo la prematura scomparsa dell’altra. Di fatto, per tutto quel periodo, Lurancy smise di essere lei: sosteneva di essere Mary, tornata in terra per dare un ultimo saluto ai propri familiari e per confortarli; riconosceva i parenti e gli amici di Mary, e gli oggetti appartenuti a Mary; e ricordava scene di vita quotidiana, anche poco note, vissute da Mary. Per gli affetti e i luoghi cari di Lurancy, al contrario, sembrava non provare più alcun legame, li considerava estranei, tanto che volle e ottenne di andare a vivere con i Roff per tutto il tempo della sua “reincarnazione”.

 

Lurancy-MaryRoffPoi, così come era cominciato, il prodigio terminò. Mary se ne andò, Lurancy tornò a essere Lurancy, e tutti coloro che avevano assistito sbigottiti alla vicenda non poterono far altro che interrogarsi, per gli anni a venire, sul mistero di quella “visita dall’aldilà”.

Finalmente, grazie a questa prima edizione italiana, corredata da un’introduzione di Giovanni Iannuzzo e da un’appendice con le opinioni dei principali commentatori dell’epoca, anche i lettori italiani potranno farsi una propria idea sul caso.

 

Lurancy-foto-circa-1901

Lurancy, in una foto di famiglia, con suo padre attorno al 1901

 

Dalla prefazione di Giovanni Iannuzzo

Spesso, nella storia della psichiatria, alcuni fenomeni psichici sono stati volutamente trascurati. O, se vogliamo, semplicemente sottovalutati. È difficile comprenderne il motivo. È probabile che, in uno sforzo continuo di adeguamento al metodo scientifico positivista, si sia tentato di razionalizzare e semplificare progressivamente le regole essenziali del comportamento umano normale e patologico, il che ha reso necessario trascurare quelle zone d’ombra che in qualche modo interferivano con questa semplificazione. Eppure le zone d’ombra esistono. E di tanto in tanto, come in un’eclissi, vanno a oscurare, seppure per un attimo, il sole delle nostre certezze scientifiche. Una di queste zone d’ombra, in campo psichiatrico, è la possessione. Come fenomeno, la possessione pone una serie di problemi inquietanti. Per dirla con Weiant: «È veramente possibile per un’entità estranea (sia essa un demone, un angelo o l’anima di un defunto, o forse anche lo spirito di un animale) prendere possesso del corpo di qualcuno e ridurlo in suo potere?» Il termine stesso di possessione sembra catapultarci indietro di secoli, sino – se non oltre – al famigerato Malleus Maleficarum dei domenicani Sprenger e Kramer, che portò tra le fascine infuocate dei roghi migliaia di donne, probabilmente solo povere isteriche. Ma la domanda resta: la possessione esiste?

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Un commento su “Un antico “prodigio”

  1. Marco ha detto:

    Viste certe esperienze bisognerebbe dire di SI. Un mondo affascinante e forse comprensibile solo usando i sensi oltre il limite del razionale che attivano le “energie sottili”.

    Mi piace

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