Shakespeare era italiano

william-shakespeareChi era William Shakespeare? Un autore di nazionalità inglese, risponderebbe ancora oggi la maggior parte delle persone cui viene rivolta la domanda. Guglielmo Crollalanza, originario della Valtellina, sostenne con convinzione Luigi Bellotti ottant’anni fa, aggiungendo una serie di particolari in appoggio alla sua affermazione.

Luigi-Bellotti-1Figlio di una «nobile signora di Venezia» e di un funzionario di polizia, Luigi Bellotti era un architetto, disegnatore, storico e pittore, ma prima e più di ogni altra cosa era un medium, e uno dei più noti, nell’Italia degli anni Venti e Trenta del Novecento, che sapeva come far parlare di sé, tanto da finire spesso sulle pagine dei giornali. La sua specialità era la “psicografia”, consistente nella comparsa di fogli con varie scritture ritrovati a fine seduta entro scatole chiuse che, inizialmente, erano state vuote: fogli rimaterializzati dopo essere stati disgregati atomo per atomo dagli spiriti dell’aldilà, diceva. Una volta nella scatola aveva ritrovato un «canto giovanile» (!) di Bach, che aveva regalato poi a Mussolini: altre volte aveva rinvenuto testi più o meno lunghi di Kant, Goethe, Flammarion, Hugo, Mazzini, Edison… E nel 1936 Bellotti sarebbe stato omaggiato di una firma autografa di Shakespeare, che durante la seduta aveva rivelato al medium la storia della sua vita.

Secondo questa comunicazione medianica, colui che era destinato a passare alla storia come Shakespeare si chiamava Guglielmo Crollalanza ed era stato fin da giovane perseguitato dall’inquisizione per la sua amicizia con Giordano Bruno. «Nacqui nel 1564 nella Valtellina, nei pressi di Sondrio, da genitori protestanti, e fui orfano a 19 anni» aveva detto lo “spirito” durante la seduta. «Amico di Giordano Bruno, vagai per l’Italia col vero mio nome Crollalanza, che dovetti sostituire con quelli di Michele Agnolo Florio. Fu con tal nome che pubblicai I primi frutti e I secondi frutti. Nei Secondi frutti troverete versi e pensieri che apparvero molti anni dopo nell’Amleto. Fuggii dall’Italia con Giordano, passai in Spagna, in Austria, in Grecia dove insegnai storia ad Atene, e poi in Danimarca e infine a Londra, dove mi raggiunse Giordano. Allora il mio vero nome di Crollalanza divenne Shakespeare quando appunto giunsi a Stratford, dove trasalii nel sentire che vi era una famiglia che si chiamava così: Shakespear, scritto in questo modo. Fui ospite di questa famiglia, il capo della quale, Giovanni, commerciante, agricoltore e giudice, mi agevolò e protesse. Un suo figlio più giovane di me morì poco dopo e allora Giovanni Shakespear mi fece passare per suo figlio non denunciando la morte del figlio suo, che aveva nome Guglielmo. Regolò la mia posizione ed eliminò ogni sospetto. Allora conobbi il Conte di Pembroke e William Herbert, che mi protessero, ma io fui soltanto italiano e se non lo fossi stato non avrei mai potuto scrivere Molto strepito per nulla, i cinque atti di Messina o La mala femmina in casa Petrucchio a Padova [oggi più conosciuto come Le allegre comari di Windsor]. William Herbert fu come mio fratello e i miei sonetti lo ricordano quale “rosa profumata”…»

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La firma dello Shakespeare di Bellotti

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Autografo di W. Shakespeare

 

 

 

 

 

In questo racconto, non privo di una sua ingegnosità, si ritrovano alcuni elementi che la critica storica moderna ha davvero preso in considerazione discutendo dell’enigma dell’identità di Shakespeare, come l’esistenza di Guglielmo Crollalanza e di un Michelangelo Florio (qui però confuso con suo figlio John); del rapporto tra i Secondi frutti, compilazione di versi e proverbi italiani, e citazioni contenute in alcune opere shakespeariane; la conoscenza con i Conti di Pembroke (William Herbert era uno di loro) e così via. Gli elementi “corretti” non cancellano tuttavia la natura sostanzialmente fantasiosa della “comunicazione di Shakespeare” ricevuta da Bellotti e pongono semmai l’interrogativo della fonte da cui l’avvocato veneziano può aver raccolto quei dati. Un vero studio del caso, che io sappia, non è mai stato effettuato; ma se qualcuno volesse farlo, avrebbe oggi molti materiali per chiarire definitivamente la questione.

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3 commenti su “Shakespeare era italiano

  1. Marco ha detto:

    Che cosa interessante. E questa materializzazione e la “psicografia” . . . trucchi da illusionista? Noi continuiamo a sperare ma gli illusionisti riescono a farlo.

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    • Psi Report ha detto:

      A rigore, il fatto che un illusionista replichi un “fenomeno” non significa che anche in altre occasioni quel fenomeno sia prodotto con un trucco simile. Della natura di un certo evento si può giudicare solo studiando direttamente quell’evento. Il punto è che per una serie di motivi la faccenda di Shakespeare-Bellotti non è stata mai esaminata a fondo; al massimo è stata ripresa e citata come una “curiosità” (assieme ad altri elementi analoghi) dagli storici della letteratura che hanno affrontato il problema dell’identità di Shakespeare, ancora non del tutto risolto. Credo che i documenti personali di Bellotti siano ormai dispersi, ma la disponibilità di giornali, riviste e altri testi permette, a chi lo voglia, di entrare più a fondo nella questione e capire meglio che cosa è successo in quel marzo-aprile del 1936.

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  2. Marco ha detto:

    SI sono d’accordo e continuo a sperare 🙂

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