Il magnetismo animale dei D’Amico

 

1-Anna-D'Amico

Monumento di Anna D’Amico nel cimitero della Certosa di Bologna

I bolognesi Pietro D’Amico (?-circa 1920) e sua moglie Anna Bonazinga (1830-1906) hanno animato per circa quarant’anni nella loro città un “gabinetto” di consultazioni “medico-magnetiche” che venne conosciuto in tutta Italia. In ipnosi la donna, «sotto la direzione del suo consorte Prof. Pietro D’Amico, sia per consulti di presenza, sia per corrispondenza da qualunque città e paese vicino e lontano» vedeva e conosceva «colla sua chiaroveggenza i più reconditi misteri e segreti privati» e dava «gli schiarimenti e i consigli necessari onde la persona interessata sappia regolarsi».

 

All’origine della fama dei due c’erano sia una frenetica attività esercitata anche per corrispondenza (che bisognava pagare anticipatamente), sia un’attenta e pervasiva campagna pubblicitaria, che comprendeva inserzioni su molti quotidiani nazionali e locali (anche di aree lontane da Bologna, come il sud-Italia, Pisa, Roma), su periodici umoristici (Bologna che ride), su mensili di cultura e arte (Emporium) e perfino su pubblicazioni occasionali purché molto diffuse, come il catalogo di un’esposizione di architettura, l’orario delle ferrovie e via dicendo.

3-da-Catalogo-esposizione-architettura-18904-da-bologna-che-dorme-giugno-1899

Emporium-1897 Pagine-da-Il-Ponte-di-Pisa-1895

Prima del “gabinetto medico-magnetico” Pietro D’Amico aveva fondato e gestito per diversi anni una Società Magnetica d’Italia, che si consolidò tra l’altro arruolando nomi (di secondo piano) della cultura e della politica. Per sostenersi la Società concedeva a pagamento un titolo di appartenenza, come si riscontra con questo diploma risalente al 1869 conferito a un personaggio che, da quel che sono riuscito ad appurare, era un possidente dell’Italia meridionale che cercava di accreditarsi nel suo ambiente come persona autorevole.

Diploma-Accademia-D'Amico

La-Società-magnetica-di-Italia

Riporto qui l’immagine del diploma, che qualche anno fa ho fortunosamente acquistato, perché secondo me questo apre la questione della conservazione di oggetti e documenti riguardanti la storia dell’occulto in Italia. Se per altre discipline e settori di interesse esistono centri, biblioteche, musei o grandi collezionisti che si occupano di acquisire e salvaguardare i cimeli storici, per quanto riguarda le materie eterodosse (ricerca psichica, spiritismo, esoterismo, mesmerismo, occultismo, magia, etc.) manca tuttora un punto primario di raccolta che possa garantire una conservazione, organizzata e per tempi medio-lunghi, dei materiali ancora esistenti. Con “punto primario di raccolta” intendo un’iniziativa economicamente solida, preferibilmente pubblica e agganciata a un ente culturale, in grado di ritrovare, acquisire (= comprare), sistemare e rendere fruibili non solo libri e riviste, ma anche ciò che non è mai stato pubblicato o reso pubblico: materiale fotografico, manoscritti e testi inediti, corrispondenza postale, registrazioni audio e video, fogli pubblicitari e commerciali, “diplomi”, verbali di esperimenti, appunti di lezioni, oggetti medianici, programmi di convegni e conferenze e così via. All’estero si sta iniziando a operare per contrastare l’opera definitivamente distruttrice del tempo. Ci sarà mai qualcuno che si preoccuperà della stessa cosa, in Italia?

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4 commenti su “Il magnetismo animale dei D’Amico

  1. Marco ha detto:

    Forse l’AISM potrebbe avere materiale. In merito all’economicamente solida e possibilmente pubblico . . . beh , non la vedo una cosa semplice ma ci si può pensare , sperare.

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  2. mauro ha detto:

    si dovrebbe partire da ciò che già esiste di molto simile, senz’altro migliorabile sotto tutti gli aspetti, ma non così facilmente eludibile, come ad esempio l’emerita e riconosciuta Fondazione Biblioteca Bozzano De Boni (BO), ok anche l’AISM, ma non mi pare di aver capito che parta dagli stessi presupposti e fondamenta, molto bravi ad organizzare conferenze e, più raramente, sperimentazioni sul campo, ma priva di autentica strutturazione (parere del tutto personale, ovviamente). Potrebbe essere anche il periodo giusto, data la purtroppo recente scomparsa della vera “anima” della Fondazione, di colui che ha dedicato all’associazione tutta l’intera sua vita, si può ben dire, una volta “elaborato il lutto” ci si dovrebbe rimboccare le maniche e, cogliendo l’invito finale dell’interessntissimo articolo sul magnetismo animale, che è sostanzialmente una bella speranza, trasformare -appunto- con nuove idee e nuovi stimoli, quel che di buono già esiste per arrivare ad avere, col tempo s’intende, ciò che potrebbe essere così utile e necessario a tutti noi: un modo sicuro di limitare … i danni del tempo … che scorre inesorabile.

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    • Psi Report ha detto:

      Personalmente non ne faccio una questione personale; in altri termini, non volevo riferirmi alla maggiore o minore intenzione, o capacità, di conservare i resti storici etc. Mi riferivo ad altri tre aspetti, che sono al di qua e al di là degli enti e delle persone. Uno riguarda le disponibilità economiche: è chiaro che se quello che io ho lo dono a qualcuno, probabilmente questo qualcuno se ne prenderà cura. Secondo me, invece, il “conservatore” dovrebbe avere la disponibilità economica (e la volontà) di mettersi a cercare e poi investire denaro per acquisire questo o quel reperto storico. Troppo facile (e ingiusto) è sperare che altri paghino e spendano, e poi regalino tutto a chi non ha tirato fuori neppure un euro. Sinceramente, al momento non vedo in giro grandi disponibilità economiche da destinare a quest’opera di acquisizione. Il secondo aspetto è connesso all’obiettivo che si pongono le Associazioni e le altre realtà costituite in campo parapsicologico. Da quel che so, né l’Aism, né il Csp, né i gruppi simili, né i gruppetti di “acchiappafantasmi”, né la Fondazione Bozzano De Boni ha per statuto l’obiettivo di raccogliere e conservare (rendendoli oggetti da studiare) i reperti di cui ho parlato nel post: oggetti medianici, strumentini per esperienze private e così via. Al massimo, si occupano di libri, riviste e qualche altro materiale cartaceo. Mi sembra improprio sovraccaricarli di un compito che non si sono mai posti. Infine, c’è il problema della “durata” di queste iniziative. Sappiamo per esperienza che prima o poi ogni iniziativa privata giunge a un termine e che in quel momento il “patrimonio” sociale viene disperso o venduto come càpita. Solo un ente pubblico dà qualche garanzia di una certa ragionevole longevità. Dunque, se proprio non è un ente pubblico ad avere l’iniziativa di creare una sorta di archivio-museo, secondo me dovrebbe almeno essere un ente privato in stretta connessione con uno pubblico. A mio avviso è auspicabile che prima o poi si creino le condizioni per arrivare a uno scenario del genere: ma, a essere ottimista, lo vedo solo piuttosto avanti, nel futuro…

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  3. […] tardivamente rispetto all’articolo riportato su questa pagina del blog ho avuto modo di trovare ulteriori notizie su Anna Bonazinga d’Amico e di suo marito. In […]

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