La fisica del poltergeist

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Da una segnalazione di Carlos Alvarado sulla scarsità di articoli usciti recentemente sul tema dei poltergeist, ricavo la notizia di una pubblicazione che tenta di dare una spiegazione ordinaria ad alcuni fenomeni testimoniati nel contesto delle “infestazioni” (qui non entro per niente nella distinzione tra poltergeist e infestazioni ma per convenienza, come fanno altri, considero provvisoriamente questi termini intercambiabili). In sostanza si tratta di un’analisi dei processi fisici ordinari, ma di solito ignorati, che potrebbero dare origine a effetti anomali quali rumori rimbombanti provenienti dall’alto dei caseggiati, sensazione di qualcuno che bisbiglia, colpi secchi, vibrazioni alle pareti e così via.

Con opportuni riferimenti nel testo a casi del passato, queste spiegazioni sembrano davvero in grado di dar conto di alcuni suoni e rumori enigmatici notati in varie “case infestate”. E non sono i soli, perché sulla stessa scia se ne potrebbero aggiungere altri dei quali gli autori non parlano: per esempio, lo zampettio di piccioni e altri uccelletti sui tetti di tegole, che da sotto vengono percepiti come passi umani; o topi che corrono lungo un pavimento che producono il rumore tipico di “qualcuno che sta trascinando qualcosa o facendo rotolare una palla”.

Immagine-2Raccomandabile dunque per il notevole contenuto informativo che offre, l’articolo del quale sto parlando presenta però un paio di punti deboli sui quali è importante fare una precisazione. Il primo è l’affermazione che «i parapsicologi considerano i poltergeist come spiriti giocherelloni, spesso dispettosi, e ammettono l’esistenza di una cosiddetta energia vitale che può sopravvivere alla morte e che potrebbe spiegare le apparizioni». Una simile definizione dei parapsicologi è talmente ridicola e fuori bersaglio che non necessita nemmeno di una confutazione: però potrebbe diffondere idee decisamente false presso chi non è già al corrente della questione.

Il secondo punto discutibile è presentare questi argomenti (che, ripeto, in sé sono corretti e totalmente condivisibili) come se fossero una spiegazione esauriente dei fenomeni delle “infestazioni”. È vero che nell’ultimo paragrafo l’autore dell’articolo, un fisico, dice che non pretende «di spiegare tutti i casi di poltergeist del mondo», però nella sintesi iniziale dell’articolo e nell’introduzione lascia intendere che oltre agli effetti fisici c’è ben poco altro da spiegare. In realtà le infestazioni sono di solito manifestazioni ben più complesse, dovute a cause molteplici e molto più intrise di “neurofisiologia”, “psicologia” e “cultura” di quanto l’autore dell’articolo sembra credere. Se si vuol tentare di spiegare un fenomeno (o un’esperienza umana), si dovrebbe cercare di considerare nella sua interezza quel fenomeno o quell’esperienza, non isolarne un pezzettino trascurando di proposito tutto il resto.

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6 commenti su “La fisica del poltergeist

  1. Marco ha detto:

    Secondo me bisogna considerare la riconosciuta IDEA MOTORIA che dipende dall’inconscio che è alimentato anche dalle frequenze non percepite dai 5 sensi.

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    • Psi Report ha detto:

      Non riesco a focalizzare bene che cosa intendi per “idea motoria”, ma certamente hai ragione sul fatto che la gamma delle spiegazioni deve essere più ampia di quella prospettata in quell’articolo.

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  2. Stefano ha detto:

    Fenomeni, di tipo apparentemente parafisico, sono difficili da ricercare, anche perché parliamo di eventi che sono manifesti, quando lo sono, per brevi periodi di tempo; quindi parliamo di un fenomeno piuttosto disordinato e quindi difficilmente monitorabile. Quello che secondo me andrebbe ricercato, non è tanto il poltergeist o cosa lo ha reso manifesto, ma è la probabile (meta)somatotopia sorta e scomparsa nell’inconscio, come lo sbuffo di un geyser (una struttura una-tantum che poi non è detto si manifesti ancora). I fenomeni psi sono, secondo il mio parere magari opinabile, come la manifestazione di un big bang da un universo termicamente morto (quindi un sistema a massima entropia), plausibile ma improbabile. Mi spiego meglio: supponiamo di impostare un profilo di ricerca psichica, la prima cosa che faccio è cercare di creare ordine, di settare un protocollo adeguato e infine di “invitare” il fenomeno a rendersi manifesto.
    Errore.
    Snaturo un processo che nasce dal caos. I sistemi caotici tendono a formare strutture ordinate (come da un universo termicamente morto può nascere plausibilmente un big bang), che poi nel tempo si trasformano. Lo psi non segue un senso prettamente afferrabile, se non con un sistema caotico, non ben inquadrato. Se riusciamo a costituire delle forme stabili da una struttura caotica, abbiamo accesso ad una nuova e complessa forma creativa, possibilmente ripetibile, quindi posso osservare un fenomeno più volte e cercare di fare luce in questa black box.

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    • Psi Report ha detto:

      Personalmente ritengo che la ricerca sugli eventi parapsicologici, poltergeist o altro, vada condotta secondo modelli e criteri differenti caso per caso, visto che ci sono di mezzo fattori individuali e irripetibili difficili da schematizzare (la psicologia delle persone coinvolte, il contesto immediato individuale e sociale, le concomitanti culturali, etc.), ma senza prescindere da un punto chiave: l’accertamento preliminare sia degli eventi (ovvero non deve trattarsi di equivoci, ricordi o testimonianze false, fenomeni prodotti ingannevolmente da altre persone, etc.) che del movente, cioè le motivazioni che guidano le azioni umane. Non credo che i fenomeni parapsicologici, come tutti quelli comportamentali e psichici umani, si producano “per caso”, senza una ragione, e sono di conseguenza convinto che prendendo e “modellizzando” questi eventi come fossero manifestazioni caotiche non si vada molto lontano, nel capirne l’origine e le dinamiche; e infatti i tentativi di applicare i modelli della fisica (quantistica) a questi temi non hanno ancora dato nessun frutto. E non si deve dimenticare, infine, che ogni “spiegazione” di una specifica vicenda dovrebbe indicare, sia pure implicitamente, perché questi casi siano così rari e non avvengano nella generalità delle persone che si trovano in situazioni analoghe: per es., perché un genitore esperisce con un'”apparizione coincidente” la morte di un figlio lontano, e altri milioni di genitori non avvertono niente, in occasione della morte dei propri figli lontani? Chiaramente, i postulati ad hoc indimostrati (del tipo: quel genitore ha “doti” di sensitività che altre persone non hanno) non ci fanno avanzare di un millimetro sulla strada della conoscenza.

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  3. Stefano ha detto:

    Su questo non posso che trovarmi d’accordo! Forse sul modello caotico come immaginavo non mi sono spiegato bene: tra l’altro, non era mia intenzione di parlare di meccanica quantistica (iperabusata tra l’altro e quindi me ne discosto), anche perché sono solo un neurobiologo, con una certa passione per la matematica. Ci sono eventi in cui si rendono manifesti dei fenomeni, ma il moto è apparentemente disordinato, incoerente e incostante nella ripetibilità, come se si trattasse di una qualche perturbazione di un sistema dinamico. Sistema, rapidamente nato da una struttura caotica e conseguentemente estinto, che potrebbe definire lo psi. Duqnue, plausibilmente, il fenomeno è virtualmente ordinato su un livello inconscio profondo, ma rarissimamente sopravvive durante l’emersione dalla coscienza; come un pesce dei fondali che risale in superficie (muore, sempre che non sia adattato alle grandi profondità e alla superficie marina). Se la struttura è abbastanza forte, allora può emergere più volte o almeno allocarsi nella sfera dell’esperienza cosciente. Poi insomma, condivido il profondo criticismo, ben contento che ci sia ancora qualcuno che non si beve tutto e fa analisi obiettive; io mi dico scettico però sui casi poltergeist, per le motivazioni che ha scritto nel commento qui sopra, troppi intrallazzi, troppe possibilità di fraintendimento e/o frode (ci fossero casi accreditati, alzo le mani).
    Allora io chiedo a lei, che è il direttore di Quaderni di Parapsicologia, che approccio si vuole dare allo studio? Perché le premesse in cui ci troviamo a dover affrontare la ricerca, sono assai disperate e qui credo che per fare dei test non ci sia altro da fare che lasciarsi cadere nel vuoto.
    Mi dica lei.

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    • Psi Report ha detto:

      No, non credo esistano situazioni di fronte alle quali non si possa far altro che allargare le braccia e lasciarsi cadere nel vuoto, cioè rinunciare a impostare un buon programma di ricerca. Ogni indagine, in qualunque settore, parte sempre (o almeno, dovrebbe partire) da una situazione in gran parte oscura, di cui si conosce solo qualche frammento. Per il poltergeist è lo stesso. Qualche frammento è noto (problemi relazionali della “persona focale”, valore simbolico dei singoli effetti, probabile “utilità” o comunque “finalità” dei disturbi, etc.); da chiarire sono molte altre cose: motivo per il quale i disturbi si manifestano in quel determinato momento, e non prima o dopo; modalità secondo le quali si attuano i fenomeni fisici; possibile coinvolgimento in ruoli attivi di altre persone; modo di far cessare i disturbi; conseguenze o sequele a medio e lungo termine…
      Tutto ciò, come vede, prescinde da (anzi, non prevede proprio) l’esistenza di una, o uno, psi, termine al quale non saprei dare un significato. Chi ne postula l’esistenza si limita a dire che è “la causa non ordinaria che produce il fenomeno”, ma è evidente che se questo per alcuni può essere il punto di arrivo di una ricerca, per NESSUNO può essere il punto di partenza. L’indagine in parapsicologia non deve puntare a dimostrare (!?) l’esistenza di qualcosa di immateriale che viene postulato già in partenza, e che il singolo ricercatore ha già in testa; e nemmeno deve porsi l’obiettivo di fare una crociata contro la visione scientifica moderna, che è un edificio solidissimo che non entra certo in crisi per qualche presunta irregolarità marginale. Deve invece mirare a spiegare origine e dinamiche di certe classi di eventi, facendo ricorso se possibile a fattori ordinari e naturali, o provando a elaborare nuovi paradigmi se i riscontri ottenuti non possono essere contenuti entro quelli esistenti.
      Detto questo, poi, nella pratica io personalmente ho grande stima di ogni ricerca fatta con rigore e competenza, indipendentemente dai presupposti “teorici” o “dottrinari” sui quali si muove.

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