La ricerca ai tempi di internet. I. Giorgio Finzi

1-immagine-1Sia per le indagini sperimentali che per quelle storiche, la possibilità di accedere a una rete di informazioni digitali sviluppata a livello planetario è una risorsa preziosa – a patto di non cadere in un paio di errori gravi. Il primo è credere di poter limitare lo studio soltanto a quel che si trova online: per quanto numeroso sia il materiale riversato nei siti e nelle banche dati, c’è sempre una quantità di informazioni (ovvero, di persone) molto, ma molto più ampia distribuita nel mondo materiale che nessuno si sogna di trasportare in internet. Il secondo errore che rischia di falsare ogni risultato raggiunto è evitare di verificare la correttezza dei dati o l’affidabilità delle fonti su cui si lavora.

Tra le ricerche storiche alle quali mi sto dedicando ultimamente servendomi sia delle risorse online che delle documentazioni tradizionali c’è il tentativo di gettare un po’ di luce su alcune figure, coinvolte nella medianità e nella “ricerca psichica” italiane di fine Ottocento, sulle quali non è mai stata fatta una chiarezza definitiva. Questa volta riferisco qui qualcosa di Giorgio Finzi, talora gratificato (erroneamente) del titolo di “professore” ma per il resto ignoto, del quale si sono tramandate due sole notizie: ospitò nel 1892 a casa sua le sedute della famosa Commissione di Milano con la medium Eusapia Palladino; e fondò e diresse negli anni 1895-1898, assieme a Giovanni Battista Ermacora, la Rivista di Studi Psichici, il più importante e valido periodico italiano del settore.

In passato avevo più volte tentato di trovare dettagli su questo personaggio, ma senza successo. Ora però una ricerca capillare in internet, complicata dalla necessità di distinguere precisamente quel Giorgio Finzi da omonimi e persone con lo stesso cognome, mi ha fornito qualche indizio su una “carriera” professionale svolta nel primo Novecento nell’ambito dell’industria elettrotecnica. Messo sull’avviso ho quindi approfondito il dato su quotidiani e riviste cartacee dell’epoca. Poi, nuovamente su internet, ho trovato traccia di una fuga in Svizzera di una certa famiglia Finzi, evidentemente ebrea, all’epoca delle politiche razziali italiane: informazione che ho verificato e ampliato consultando in biblioteca un paio di riviste di cultura “israelitica”. Infine, mentre reperivo nuovi dettagli sulla militanza spiritica di Finzi, sono riuscito a consultare direttamente un numero della rivista Elettrotecnica con un necrologio di cui avevo trovato online una citazione incompleta e parzialmente errata. Così, alla fine, sono riuscito a ricomporre un quadro più coerente di questo personaggio, che nei suoi tratti essenziali appare ora… come lo delineo nel seguito.

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Giorgio Finzi nacque il 23 giugno del 1868 a Milano e nel corso degli studi al collegio Tacchi-Taeggi ebbe la ventura di avere tra i suoi professori il filosofo e psicologo Angelo Brofferio (figlio naturale di un altro Angelo Brofferio molto noto in quanto stimato intellettuale e patriota italiano), che dovette alquanto influenzarlo, come vedremo più avanti. Figlio di un ingegnere milanese titolare di un’azienda che produceva materiali elettrici, assai presto deve aver appreso molte nozioni tecniche, dato che a 18 anni vinse il primo premio in un concorso indetto dall’Accademia Pontaniana di Napoli per una memoria sulle “Macchine dinamo-elettriche”.

All’università si iscrisse in Fisica, giungendo alla laurea nel 1891 a Pavia dimostrando una brillantezza che rasentava la genialità. La sua tesi sul “Comportamento dei metalli fortemente magnetici in presenza di una vibrazione magnetica a maggior frequenza” – successiva alla pubblicazione di un suo articolo sul “magnetismo dei liquidi” – richiamò l’attenzione degli ambienti specialistici, tanto che perfino Guglielmo Marconi, secondo una propria dichiarazione, ne trasse “ispirazione” per la realizzazione del suo coherer (coesore). Nel frattempo, precoce aderente allo spiritismo, Finzi aveva cominciato a farsi notare scrivendo qualche lettera o brevi articoli per giornali che trattavano l’argomento, talora entrando in polemica con quanti denigravano le attività dei medium o l’idea spiritica, come fu ad esempio nel 1890 su Vita Moderna, a seguito di un dibattito occasionato da un intervento di Cesare Lombroso.

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Seduta di Eusapia Palladino a Milano nel 1892 controllata da Alexandr Aksakof

A fine 1892, poco dopo la pubblicazione di un Trattato elementare di elettricità e magnetismo lodato per l’estrema chiarezza espositiva, si coinvolse nei lavori della Commissione internazionale di “esperti” creata per indagare i fenomeni di Eusapia Palladino, la più famosa medium dell’epoca. Con l’assenso di suo padre, Finzi ospitò in casa propria tutte le diciassette sedute effettuate, contribuì alle spese dell’impresa e collaborò alla stesura del rapporto finale, che oltre che su un quotidiano (Il Secolo) sarebbe stato pubblicato più volte, negli anni seguenti, in versioni italiana, francese, inglese e tedesca. Nello stesso periodo intervene più volte sui quotidiani per difendere il lavoro della commissione, le posizioni spiritiche, l’onorabilità di Eusapia Palladino.

3-Angelo-BrofferioL’anno successivo, assieme al suo vecchio professore Angelo Brofferio (convertitosi allo spiritismo nel 1891 dopo aver assistito ad alcune sedute di Eusapia Palladino e componente della Commissione internazionale del 1892) fondò a Milano una Società di indagini psichiche che aveva il compito di studiare con rigore non solo la medianità ma anche quelli che oggi definiamo “fenomeni spontanei”. Ad agosto andò a Chicago, dove presenziò a ben due dei congressi organizzati quell’estate per le celebrazioni colombiane: un’esposizione di fisica e un convegno di “scienza psichica”. Alla prima delle due iniziative strinse rapporti di cordialità e stima con esponenti già famosi nel campo della scienza e della tecnica, tra i quali Charles Protheus Steinmetz, Nikola Tesla, Thomas Alva Edison, il quale ultimo gli propose perfino di rimanere in America a lavorare con lui. Al congresso psichico presentò invece alcune proposte per controllare strumentalmente i medium, scaturite da una riflessione sulle sedute di Milano, che lo avevano lasciato insoddisfatto in quanto non avevano fornito sufficienti certezze sulla natura dei fenomeni eusapiani. A Chicago, tra l’altro, conobbe gli esponenti più in vista della ricerca psichica inglese, da Myers ai coniugi Sidgwick, da Hodgson a Podmore, da Barrett a Leaf, e i più attivi promotori dello spiritismo americano.

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Giovanni Battista Ermacora

Nel 1894, alla morte di Brofferio, fu lui che ai funerali ne pronunciò il discorso di commemorazione. Intanto stringeva i rapporti con esponenti “critici” dello spiritismo italiano e trovò un’ampia intesa con Ermacora, al tempo ancora spiritista ma ormai fortemente orientato verso una ricerca psichica più “laica” e scientifica. Nel 1895 i due dettero vita alla Rivista di Studi Psichici, che non soltanto fu il motore propulsivo per una serie di indagini psichiche di livello elevato, ma in pochissimo tempo si accreditò come uno dei migliori periodici psichici di tutta Europa. Quando tuttavia Ermacora venne ucciso, nel 1898, Finzi si ritirò dall’impresa, lasciando la proprietà della testata alla famiglia del socio defunto, che dietro indicazione di Lombroso affidò la pubblicazione a Cesare Baudi di Vesme.

La circostanza segnò l’inizio di un progressivo allontanamento di Finzi dal mondo dell’occulto psichico. Entrato già da qualche anno nell’azienda del padre, verso l’inizio del nuovo secolo gli sarebbe subentrato per breve tempo, per poi fondare assieme a un socio un’altra ditta (Finzi e Brioschi) specializzata nella costruzione di motori elettrici per i treni. Nel 1905 avrebbe costituito le “Officine elettroferroviarie Tallero” (dal nome del capo ingegnere), sempre a Milano, che ebbe grosse commesse per produrre vagoni ferroviari, motori elettrici e motori d’aereo.

6-officine-elettro-ferroviarie-tallero-milano-bArruolatosi come volontario all’inizio della prima guerra mondiale (aveva 46 anni), raggiunse il grado di capitano e nel 1917 venne chiamato come consulente per problemi aeronautici dal Sottosegretariato per l’Aeronautica del Ministero della Guerra, che negli anni 1919-20 lo inviò a Londra come addetto aeronautico presso l’ambasciata italiana.

Di origini ebree, le persecuzioni razziali fasciste lo spinsero a fuggire dapprima in Svizzera, poi a emigrare definitivamente negli Stati Uniti, dove viveva una figlia che aveva sposato un americano. Ancora molto lucido, in età avanzata continuava a interessarsi del suo lavoro svolgendo di tanto in tanto qualche consulenza tecnica, ma – come fu notato nel necrologio apparso su una rivista tecnica italiana – «gli ultimi anni, passati nella quiete e con l’assistenza dei familiari, furono [soprattutto] rasserenati dalla vicinanza delle sue nipotine». Morì a Downey, in California, il 4 febbraio del 1958.

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Un commento su “La ricerca ai tempi di internet. I. Giorgio Finzi

  1. giocoman ha detto:

    Molto interessante, ciao!

    (Ti ricordo che ho in fase di approntamento Metapsichica 2016, se hai un articolo lo inserisco volentieri).

    Ciao, al piacere di risentirci.

    Giorgio

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