La ricerca ai tempi di internet. III. Vincenzo Sassaroli

0-ernaniDi recente sono stato contattato da uno studioso marchigiano che sta scrivendo un libro su Vincenzo Sassaroli (1816-1904). Effettuando ricerche in internet per raccogliere, dalle pubblicazioni digitalizzate, notizie e riferimenti su quel personaggio oltre i dati già trovati sui documenti originali, quell’autore aveva “scoperto” che avevo inserito una breve citazione del “medium Sassaroli” nel capitolo di un’antologia sulla storia dello spiritismo uscita negli Stati Uniti qualche anno fa. Sorpreso nell’apprendere che Sassaroli era stato medium negli anni Sessanta dell’Ottocento, lo studioso mi ha chiesto ulteriori informazioni su quel dettaglio biografico da lui ignorato, e nel contempo mi ha comunicato i suoi dati, che io ignoravo completamente, relativi a un ambito sociale nel quale non avrei mai sospettato di dover cercare. Ho appreso così che Sassaroli era stato un musicista, compositore e direttore di discreto successo, che alla fine degli anni ’870 avrebbe attraversato un periodo di controversa notorietà per una sfida pubblica lanciata a Giuseppe Verdi nella presunzione di saper scrivere un’Aida migliore di quella del Maestro di Busseto.

Vincenzo Sassaroli

Vincenzo Sassaroli

Il “periodo medianico” e quello musicale di Sassaroli non erano mai stati avvicinati dai pochissimi che si erano finora occupati di questa figura dell’Ottocento, ovvero un paio di musicologi e l’esperto di parapsicologia Francesco Egidi (1880-1969); mentre è da notare che lo stesso Sassaroli evidentemente preferì tacere dei suoi trascorsi nell’occulto, di cui non fece cenno in nessuno scritto – tra quelli conservatisi fino a oggi. Era quindi impossibile, per chiunque non fosse contemporaneamente esperto di storia dello spiritismo e storia della musica in Italia, rimettere insieme questi due aspetti biografici: o meglio, era impossibile farlo fino all’avvento di internet e dei motori di ricerca, che consentono oggi di individuare direttamente un personaggio, una località, un evento circoscritto, senza dover sapere anticipatamente dove guardare e cercare.

Non allontanandoci molto da qui, può essere curioso un secondo esempio sulle grandi potenzialità offerte dalla Rete a fini di indagine storica; potenzialità che – attenzione! – non sono un ampliamento delle modalità convenzionali di ricerca, quanto una funzione diversa, in grado di spingere l’attenzione in direzioni e ambiti precedentemente insospettati, facendo ritrovare informazioni irraggiungibili secondo le procedure convenzionale. E questo secondo caso è quello riguardante un personaggio nel quale mi sono imbattuto mentre rivedevo i documenti relativi alla medianità di Sassaroli. Sfogliando il volume 1866 degli Annali dello Spiritismo in Italia ho infatti trovato la storia della nascita nel 1863 di una Società parmense di Studi Spiritici per opera soprattutto di un certo Antonio Superchi, convertitosi alla fede nello spiritismo dopo aver letto alcuni volumi prestatigli da un tal Ruggero Dall’Acqua, autore dell’articolo, e aver iniziato qualche esperienza medianica con il “tavolino danzante”. Quella Società aveva raccolto poi alcuni medium intuitivi (che producevano cioè messaggi in apparenza provenienti da spiriti di defunti), tra i quali lo stesso Superchi e un altro siglato con le iniziali F.S.

Antonio Superchi

Antonio Superchi

Quando in passato avevo trovato la stessa informazione, utilizzata nel mio volume Tavoli e Medium, non ero riuscito ad approfondirla più di tanto. Ora, grazie alle risorse della Rete, ho cercato nuovamente notizie su questi personaggi e con mia sorpresa ne ho trovate non soltanto un buon numero, ma anche di una curiosa qualità. Antonio Superchi (1816-1893) fu infatti un rinomato baritono, uno dei più celebri in Europa da quando interpretò la parte di don Carlo, uno dei protagonisti, alla “prima” dell’Ernani di Giuseppe Verdi. Negli anni Sessanta Superchi aveva ormai lasciato le scene ed era direttore del Teatro Regio di Parma. In quella posizione manteneva certamente rapporti con il mondo della cultura, dell’arte e della musica, ed è per ciò che si spiega la connessione con il medium F.S., che altri non era che l’allora direttore dell’Accademia di Belle Arti di Parma Francesco Scaramuzza (1803-1886),pittore noto per affreschi e grandi tavole pittoriche ispirate alla Divina Commedia, numerose delle quali realizzate per edifici ed esposizioni locali. Per alcuni anni Scaramuzza si comportò come un medium, che in trance dava messaggi e comunicazioni (alquanto banali, in verità) “ispirate” da grandi personaggi del passato e spesso da Dante.

Francesco Scaramuzza

Francesco Scaramuzza

Anche Ruggero Dall’Acqua apparteneva – o meglio, aveva appartenuto negli anni Quaranta dell’Ottocento – al mondo della musica colta. Originario anche lui di Parma, era stato un librettista e aveva raggiunto il massimo successo nel 1847 con la rappresentazione di un’opera lirica, Ricciarda, della quale lui aveva scritto i testi ispirandosi alla tragedia di Foscolo e Ferdinando Baroni le musiche. Successivamente aveva svolto per breve tempo attività giornalistica propugnando l’annessione del Ducato di Parma al Regno di Sardegna; poi era entrato nei quadri dell’Amministrazione della sua città e quindi al Ministero dell’Interno a Torino, dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia. Il suo vero nome era Rinaldo Dall’Argine e il fatto di essersi celato sotto uno pseudonimo per nascondere la sua ardente fede nello spiritismo aveva impedito la sua corretta identificazione… finché (di nuovo!) un motore di ricerca ha ritrovato questa informazione in un volume di qualità non eccelsa, I Misteri della Negromanzia Moderna, scritto con finalità propagandistiche contro la superstizione e lo spiritismo dal letterato, storico e filosofo Luigi Ovidi, uomo all’epoca definito “dottissimo”, in seguito nominato prefetto di Ancona.

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