0 primaÈ stata da poco resa disponibile una monografia sulle Nde realizzata dalla Foundation for Narrative Inquiry in Bioethics, un’istituzione che si propone di affrontare questioni centrali della pratica medica sulla base di valutazioni essenzialmente qualitative delle esperienze vissute dai pazienti in varie circostanze cliniche. Il fascicolo è intitolato semplicemente Voices ed è in realtà un’edizione autonoma degli articoli che componevano il primo numero del volume 10 (2020) della rivista Narrative Inquiry in Bioethics (qui).

1 secondaIn apertura della pubblicazione c’è una breve introduzione che esplicita i punti fondamentali di ciò che ormai viene ovunque definito Nde. Seguono dodici testimonianze personali piuttosto dettagliate che, riferendosi a vicende accadute molto indietro nel passato, sono ricche anche di notazioni su: le reazioni emotive di chi le aveva vissute, ed eventualmente dei familiari e del personale medico; le conseguenze a lungo termine manifestatesi nell’ambito delle convinzioni esistenziali; l’influenza esercitata da quelle esperienze sull’attività lavorativa e famigliare; i mutamenti intervenuti nei rapporti con gli altri e sul piano della fede religiosa. In ultimo, tre esperti di counseling danno una loro valutazione di questo materiale, sottolineando ciò che aveva suggerito a ognuno di loro. Alcuni hanno ad esempio evidenziato i rapporti complessi intrattenuti da quelle esperienze con i sistemi culturali di quelle persone, mentre altri hanno puntualizzato il ruolo giocato, positivamente o negativamente, dai genitori nei casi di crisi intervenute nei bambini. Tutti si sono comunque trovati d’accordo nel sollecitare gli operatori medici e assistenziali a raccogliere senza pregiudizi e con atteggiamento comprensivo quelle narrazioni, perché ciò contribuisce in maniera notevole a riconfortare e dare sicurezza alle persone con Nde dopo una grave crisi vitale.

Da segnalare, oltre al tono generale e al senso di questa pubblicazione, alcuni dettagli “curiosi” nascosti tra quelle pagine, come ad esempio il caso di un uomo che, dopo aver avuto l’Nde da ragazzo, ha raccontato a suo padre quel che pensava di aver provato durante la crisi vitale… per sentirsi dire dal genitore che una cosa simile era accaduta anche a lui, in età giovanile. O come le storie di un paio di questi “informatori” che hanno avuto l’intera esistenza condizionata dalle proprie “esperienze perimortali”, al punto da essersi impegnati e poi distinti in un’Associazione internazionale di studi sulle Nde.

2 terzaQuesto materiale sembra dunque molto adatto, assieme ad alcuni libri non-popolari pubblicati sull’argomento, in primo luogo per i professionisti della sanità, dell’assistenza e del counseling psicologico, nonché per tutti quanti sono interessati all’argomento magari per aver vissuto in prima persona un’Nde. Temo non si possa sperare che il fascicolo qui segnalato venga tradotto in italiano; mi auguro tuttavia che possa almeno servire di ispirazione/modello per realizzare qualcosa di analogo nella nostra lingua, da offrire a un pubblico più ampio di solo chi è in grado di leggere correntemente l’inglese. Specifico, in ultimo, che questo “trattamento” della questione Nde non è l’unico possibile, dato che esperienze trasformative di quello stesso genere, composte dei medesimi elementi (“distacco” dal corpo, visione dall’alto, tunnel etc.), vengono vissute anche da persone che non incorrono in crisi vitali di alcun tipo: un insieme di episodi che sembra, al momento, piuttosto trascurato dagli studiosi.

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